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IMPLANTOLOGIA TRANSMUCOSA
L'implantologia transmucosa, detta anche flapless (senza lembo), è caratterizzata dall'inserzione di un impianto endosseo senza la necessità di eseguire un’incisione della gengiva tramite bisturi e quindi di aprire un lembo.
Questa tecnica prevede, infatti, la realizzazione di un foro transmucoso nella gengiva. Il foro viene poi allargato con frese calibrate di diametro crescente, fino a creare l’alveolo implantare dove s’inserisce la vite.
La scuola odontoiatrica italiana ha contribuito moltissimo alla nascita dell’implantologia moderna agli inizi degli anni ‘80 e, in particolare, la tecnica transmucosa è figlia del nostro Dottor Tramonte.
Egli perforava la gengiva e l'osso con una punta lanceolata e poi avvitava una vite di sua progettazione, lasciandone sporgere qualche millimetro nella cavità orale. Su questo pilastro cementava i denti provvisori e, dopo qualche tempo, li sostituiva con i definitivi.
Questa tecnica pagò purtroppo la mancanza della tecnologia attuale e non diede quindi i risultati sperati. Al contrario, spesso gli impianti fallirono, risultando poco stabili o, peggio ancora, mal posizionati causando la perforazione della corticale vestibolare superiore o di quella linguale inferiore.
Dopo qualche anno, la scuola italiana venne soppiantata da quella svedese, e dalla tecnica detta “a cielo aperto a due stadi”. Questa è nata dagli studi realizzati ad opera del noto Professor Bronemark dell’Università di Goteborg, e prevede l'inserimento dell’impianto tramite apertura di un lembo gengivale e la sua successiva sutura. L’impianto quindi rimane completamente sepolto nell'osso e, solo dopo alcuni mesi, viene riaperta la gengiva e si avvita alla base un pilastro idoneo alla cementazione dei denti.
La tecnica “a cielo aperto” ha preso spunto dalla convinzione che, per ottenere una sicura osteointegrazione, l'impianto, durante il periodo della guarigione, non dovesse essere sollecitato dalle forze assiali e tangenziali presenti in bocca. Cosa che invece si verificava inevitabilmente nel caso dell’impianto di Tramonte.
La tecnica svedese è a tutt'oggi quella maggiormente praticata nel mondo, anche se ha incontrato nel tempo alcune resistenze, riguardanti soprattutto il fastidio di un doppio intervento chirurgico, una doppia anestesia, doppi postumi post operatori ed il lungo periodo di guarigione, magari accompagnato da denti provvisori instabili e brutti esteticamente.
Il desiderio di intervenire in maniera meno invasiva ha ultimamente riportato in auge la tecnica transmucosa, ma riveduta e corretta.
Leggi anche implantologia a carico immediato Implantologia computer guidata
Gli impianti utilizzati sono stati modificati rispetto a quelli di un tempo. Il pilastro unico progettato da Tramonte è stato sostituito da un pilastro smontabile, che viene aggiunto a guarigione ottenuta. Mentre, nel periodo post chirurgico, è presente solo un corto collarino transmucoso, che permette la guarigione della gengiva senza che l'impianto venga sottoposto alle forze esterne.
Un grosso limite della tecnica transmucosa di Tramonte era dato dal fatto che non fosse possibile, senza aprire la gengiva ma limitandosi all’osservazione esterna e al semplice esame radiografico, capire quale fosse la vera morfologia dell'osso in cui andavano inseriti gli impianti. Ma ora, a questo scopo, è stata adottata la TAC, in ambito odontoiatrico detta Dentascan. Essa è in grado di fornire un’immagine tridimensionale precisa dell’osso su cui si va ad operare.
Avendo a disposizione questi dati radiologici ed un software apposito, il medico odontoiatra può simulare con precisione l’intervento al computer, decidendo al millimetro dove impiantare la protesi. E, in base alla simulazione, egli può farsi costruire da laboratori odontotecnici altamente specializzati una dima chirurgica. Apparecchio da applicarsi nel cavo orale del paziente, per fungere da guida durante l’intervento, e segnalare i punti di repere necessari.
Inoltre, seguendo questo protocollo, se vi sono le condizioni per caricare subito gli impianti, è possibile far preparare denti provvisori prima dell’intervento. Questi, ottimi dal punto di vista sia meccanico sia estetico, permettono al paziente di uscire dallo studio con un nuovo sorriso, e di riprendere da subito la propria quotidianità.
L’implantologia transmucosa, come ogni tecnica medico-odontoiatrica, presenta lati positivi e lati negativi.
I vantaggi principali sono:
articolo a cura di Dentisti-Italia.it
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L'implantologia transmucosa, detta anche flapless (senza lembo), è caratterizzata dall'inserzione di un impianto endosseo senza la necessità di eseguire un’incisione della gengiva tramite bisturi e quindi di aprire un lembo.
Questa tecnica prevede, infatti, la realizzazione di un foro transmucoso nella gengiva. Il foro viene poi allargato con frese calibrate di diametro crescente, fino a creare l’alveolo implantare dove s’inserisce la vite.
La scuola odontoiatrica italiana ha contribuito moltissimo alla nascita dell’implantologia moderna agli inizi degli anni ‘80 e, in particolare, la tecnica transmucosa è figlia del nostro Dottor Tramonte.
Egli perforava la gengiva e l'osso con una punta lanceolata e poi avvitava una vite di sua progettazione, lasciandone sporgere qualche millimetro nella cavità orale. Su questo pilastro cementava i denti provvisori e, dopo qualche tempo, li sostituiva con i definitivi.
Questa tecnica pagò purtroppo la mancanza della tecnologia attuale e non diede quindi i risultati sperati. Al contrario, spesso gli impianti fallirono, risultando poco stabili o, peggio ancora, mal posizionati causando la perforazione della corticale vestibolare superiore o di quella linguale inferiore.
Dopo qualche anno, la scuola italiana venne soppiantata da quella svedese, e dalla tecnica detta “a cielo aperto a due stadi”. Questa è nata dagli studi realizzati ad opera del noto Professor Bronemark dell’Università di Goteborg, e prevede l'inserimento dell’impianto tramite apertura di un lembo gengivale e la sua successiva sutura. L’impianto quindi rimane completamente sepolto nell'osso e, solo dopo alcuni mesi, viene riaperta la gengiva e si avvita alla base un pilastro idoneo alla cementazione dei denti.
La tecnica “a cielo aperto” ha preso spunto dalla convinzione che, per ottenere una sicura osteointegrazione, l'impianto, durante il periodo della guarigione, non dovesse essere sollecitato dalle forze assiali e tangenziali presenti in bocca. Cosa che invece si verificava inevitabilmente nel caso dell’impianto di Tramonte.
La tecnica svedese è a tutt'oggi quella maggiormente praticata nel mondo, anche se ha incontrato nel tempo alcune resistenze, riguardanti soprattutto il fastidio di un doppio intervento chirurgico, una doppia anestesia, doppi postumi post operatori ed il lungo periodo di guarigione, magari accompagnato da denti provvisori instabili e brutti esteticamente.
Il desiderio di intervenire in maniera meno invasiva ha ultimamente riportato in auge la tecnica transmucosa, ma riveduta e corretta.
Gli impianti utilizzati sono stati modificati rispetto a quelli di un tempo. Il pilastro unico progettato da Tramonte è stato sostituito da un pilastro smontabile, che viene aggiunto a guarigione ottenuta. Mentre, nel periodo post chirurgico, è presente solo un corto collarino transmucoso, che permette la guarigione della gengiva senza che l'impianto venga sottoposto alle forze esterne.
Un grosso limite della tecnica transmucosa di Tramonte era dato dal fatto che non fosse possibile, senza aprire la gengiva ma limitandosi all’osservazione esterna e al semplice esame radiografico, capire quale fosse la vera morfologia dell'osso in cui andavano inseriti gli impianti. Ma ora, a questo scopo, è stata adottata la TAC, in ambito odontoiatrico detta Dentascan. Essa è in grado di fornire un’immagine tridimensionale precisa dell’osso su cui si va ad operare.
Avendo a disposizione questi dati radiologici ed un software apposito, il medico odontoiatra può simulare con precisione l’intervento al computer, decidendo al millimetro dove impiantare la protesi. E, in base alla simulazione, egli può farsi costruire da laboratori odontotecnici altamente specializzati una dima chirurgica. Apparecchio da applicarsi nel cavo orale del paziente, per fungere da guida durante l’intervento, e segnalare i punti di repere necessari.
Inoltre, seguendo questo protocollo, se vi sono le condizioni per caricare subito gli impianti, è possibile far preparare denti provvisori prima dell’intervento. Questi, ottimi dal punto di vista sia meccanico sia estetico, permettono al paziente di uscire dallo studio con un nuovo sorriso, e di riprendere da subito la propria quotidianità.
L’implantologia transmucosa, come ogni tecnica medico-odontoiatrica, presenta lati positivi e lati negativi.
I vantaggi principali sono: